Port State Control and Safety of navigation

In Port State Control (P.S.C.) the national authorities fulfil an inspection function on foreign ships operating on international routes. These activities are very important for verifying the correct application of the standards imposed by the International Maritime Organization and by the International Labour Organization for the safety on board. Port State control is important, especially to prevent and to protect human life at sea (P. SIMONE, “Il Paris Mou del 1982 e il contributo dell’Unione europea al rafforzamento dei poteri di controllo dello Stato di approdo” in Rivista di Diritto dell’Economia, dei trasporti e dell’ambiente, Vol. V, 2007).

The Memorandum of Understanding for P.S.C. adopted in Paris in 1982 and amended in 2005 and 2021 is the main set of rules that governs Port State Control. In this regulation underlines the importance of ensuring the international safety standards and the directive of European Parliament and European Council 2009/16/CE. Especially in recital (6) it is stated that “Responsibility for monitoring the compliance of ships with the international standards for safety, pollution prevention and on-board living and working conditions lies primarily with the flag State” (see in particularly A. V. Lowe “A move Against Substandard Sghippin” in Marine Policy, 1982).

The audit can be about the certification and documentation that the ship must possess (such as Safety Management Certificate, logbook, ecc). It also can be about the structure of the ship and in conformity with the international safety regulations (such as presence of double hull, proper functioning of life saving appliances, fire fighting devices, ecc).

When the audits are ending, the national authority release to the checked ship a certificate which certifies the compatibility with the international safety regulations.  This document has six months of validity.  However, if the ships presents any kind of non-compliance, It’s obligated to conform within a period established by the national authorities. If the national authorities during the audit remark some serious non-conformity, the ship is not considered safe and reliable and they must block it. These blocks will last until the prescription of the authorities are fulfilled and the ship is considered again safe and reliable, or the national authorities will be forced to issue a serious measure which prevents the access of the ship in the harbour (see in particularly “Memorandum of Undestanding on port State Control, Paris, 1982 and subsequent amendments).

In last period were introduced informatics databases where the national authorities introduce the results of the audit, remarks, certifications. This database is shared with the other world national authorities.

Il 25 aprile nel racconto di nonna Peppina.

Agata e Graziella andarono a scuola e vennero inquadrate nel movimento nazionale balilla, in quegli anni la prima radio faceva il suo ingresso a casa nostra. Mia sorella Grazia “’Razziedda” conobbe suo marito e andò via in America anche se purtroppo qualche tempo dopo seppimo della sua morte. In quel momento tutti scoppiamo in lacrime, un altro pezzo della nostra vita era andato via. Ma ancora non sapevamo che un’altra furia devastatrice avrebbe portato via questi momenti, e stavolta il pericolo non veniva dall’Etna ma proprio da Roma, stava infatti per infuriare la Seconda Guerra Mondiale. Come una storia che si ripeteva, durante i bombardamenti aerei e nel mezzo dell’invasione nazifascista, fummo costretti a ritornare a Sant’Antonino dove ci nascondemmo in un vecchio casolare, fino a quando non sbarcarono gli Americani e popolarono la nostra Mascali un tempo distrutta, ora ricostruita, la nostra casa era ormai un ufficio militare Americano. Seguivamo dalla radio e dai giornali come andava avanti la guerra, finché, un giorno, mentre eravamo dal nostro dottore, tutti scesero in piazza perché la radio annunciava, l’Italia è libera! Era il 25 Aprile del 1945.

Storia della famiglia Strano, racconto trascritto.

Noi Caruso eravamo umili abitanti della Mascali prima della eruzione lavica del 1928. Avevamo
una piccola casa situata vicino alla chiesetta di Santa Maria degli Angeli, dove ogni Domenica nostra
madre Agata “Iaitina” e nostro padre Domenico “Minicu” ci portavano a seguire la messa. Io
(Giuseppa, “Pippina”) e i miei fratelli Caterina “Catarina”, Grazia “’Razziedda” e Leonardo “Liu”,
vivevamo con i nostri genitori e li aiutavamo nelle loro faccende quotidiane, di solito Liu andava
con nostro padre in campagna mentre noi donne, aiutavamo la mamma nelle sue faccende quotidiane
e puntualmente ogni mercoledì correvamo dritte dritte con il nostro fagotto che conteneva ago,
filo e un pezzetto di stoffa dalla vicina sarta “a custurera” che ci insegnava a cucire, ricamare e
rammendare qualsiasi tipo di indumento.


Non eravamo una famiglia ricca e nostro padre non poteva permettersi di mandarci a scuola, ma
nonostante questo, noi imparammo comunque a leggere e a scrivere fra le vie di un paese che un
tempo, la Contea di Mascali, aveva dato grande lustro a tutto il Mediterraneo.
La Mascali di allora era abitata perlopiù da gente semplice, contadini che si guadagnavano da vivere
lavorando le terre e particolarmente, coltivando gli agrumi, producendo vino e olio che poi, una volta
portati a Riposto venivano commerciati in tutto il Mediterraneo attraverso delle grosse navi che
attraccavano nel fiorente porto.


Il nostro quotidiano vivere era protetto da un imponente vulcano: L’Etna, che ormai era una nostra
amica di avventura, anche se mai ci saremmo aspettati quello che nel novembre del 1928 accadde.
Era infatti la sera del 5 novembre di quell’anno, tutti e tre i fratelli eravamo andati a letto ben contenti
che l’indomani ci sarebbe stata la festa del Santo patrono San Leonardo, quindi di buon ora
dovevamo svegliarci per assistere alla santa messa, quando mamma Concetta ci sveglio:
Razziedda, Pippina, Liu, spicciativi, a muntagna scassau, arricugghitivi i cosi e iemunninni a
Sant’Antuninu.


Noi impauriti e in silenzio raccogliemmo i ricordi di una vita, sistemammo quelle poche cose in un
baule e subito andammo in una piccola campagna che avevamo nei pressi di Sant’Antonino dove lì
avremmo potuto abitare per qualche tempo in un piccolo rudere, almeno fino a quando le cose non
si sarebbero sistemate.


In quelle ore, sentivamo nostra madre disperarsi << Minicu, stamu piddennu tutti cosi, comu facemu ora? >>, e nostro padre la rincuorava cercando di fargli capire che tutto si sarebbe risolto.
Nel frattempo non riuscendo più a fare nulla tutti i fedeli portarono San Leonardo davanti al fronte
lavico cercando di chiedere la sua intercessione affinché riuscisse a fermare la furia devastatrice
dell’Etna. Ma nulla e nessuno ci riuscì e infatti giorno 7 novembre, un giorno che non potrò mai
dimenticare, quel paese che per tutta la nostra vita era stato felice compagno di giochi e di avventure
era per sempre sepolto.


Nel 1928 non si erano ancora diffuse le televisioni e il nostro unico strumento per tenerci in comunicazione
con tutta la nazione era il giornale, grazie ad esso infatti qualche tempo prima riuscimmo
a seguire con trepidazione la marcia su Roma, noi non capivamo molte cose, ma era chiaro che ormai
Mussolini aveva avuto l’avvento al potere e governava tutti gli italiani seguendo i rigorosi punti
del Partito Nazionale Fascista.
Dopo qualche mese dalla distruzione di Mascali arrivò la notizia che Mussolini avrebbe ricostruito
il paese, e tutti noi eravamo contenti di quello che avevamo sentito perché finalmente potevamo
avere una casa tutta nostra. Nel 1930 conobbi mio marito Sebastiano da cui nacque la mia prima figlia
Graziella, per lei speravo di poter contare in un futuro diverso dal mio.

Mascali nel frattempo veniva pian piano ricostruita, si incominciava ad intravedere la prima chiesa,
il nuovo municipio, le prime case e, infatti, qualche tempo dopo ci arrivò la notizia che ci era stata
assegnata una casa dove tutti potevamo andare a vivere. Fummo ben contenti di vedere una grossa
casa, con tante stanze e sotto la casa, il frantoio dove addirittura potevamo macinare le olive per
produrre l’olio.


Nel frattempo nacque anche la mia secondogenita Agata e insieme a Sebastiano e Graziella andammo
a vivere in un’altra casa, proprio sotto la chiesa, in Piazza Dante, dove lì successivamente
aprimmo una piccola bottega.
Agata e Graziella andarono a scuola e vennero inquadrate nel movimento nazionale balilla mentre
la prima radio faceva il suo ingresso a casa nostra.


Mia sorella Grazia “’Razziedda” conobbe suo marito e andò via in America anche se purtroppo
qualche tempo dopo seppimo della sua morte. In quel momento tutti scoppiamo in lacrime, un altro
pezzo della nostra vita era andato via.
Ma ancora non sapevamo che un’altra furia devastatrice avrebbe portato via questi momenti, e stavolta
il pericolo non veniva dall’Etna ma proprio da Roma, stava infatti per infuriare la Seconda
Guerra Mondiale.


Come una storia che si ripeteva, durante i bombardamenti aerei e nel mezzo dell’invasione nazifascista,
fummo costretti a ritornare a Sant’Antonino dove ci nascondemmo in un vecchio casolare,
fino a quando non sbarcarono gli Americani e popolarono la nostra Mascali un tempo distrutta, ora
ricostruita, la nostra casa era ormai un ufficio militare Americano.
Seguivamo dalla radio e dai giornali come andava avanti la guerra, finché mentre un giorno eravamo
dal nostro dottore, tutti scesero in piazza perché la radio annunciava, l’Italia è libera! Era il 25
Aprile del 1945.

Dropshipping: inquadramento, definizione e spunti di riflessione

Il dropshipping è un sistema di vendita di matrice statunitense che si è diffuso nella pratica commerciale degli ultimi anni, specialmente nell’era dell’e-commerce. Ad oggi in Italia non vi è una specifica disciplina né tantomeno è presente in letteratura giuridica alcun riferimento che lo illustri.

Nel dropshipping il rivenditore o marketer invia l’ordine di acquisto del prodotto del cliente al grossista, distributore o produttore definito come dropshipper il quale provvede ad evaderlo direttamente dal proprio magazzino (T. Randall, S. Netessine, R. Nills, An Empirical Examination of the Decision to Invest in Fulfillment Capabilities: A Study of Internet Retailers, 2005; F. Haskel, L. Mulolli, The Role of Drop Shipping in E-Commerce. A Case Study of a Swedish IT & Consumer Electronics E-Trialer, University of Gothenburg, 2017). La vendita viene, quindi, effettuata dal marketer, che opera attraverso il proprio sito e-commerce e mediante il quale raccoglie l’ordine del cliente, provvede a incassare il corrispettivo della vendita trasmettendolo al dropshipper ed emettendo la fattura. Su ogni acquisto effettuato, il marketer tratterrà una determinata quota che rappresenta il proprio profitto. Fra il marketer e il dropshipper si instaura così un rapporto di collaborazione commerciale in cui vengono specificati i termini legati al trattamento degli ordini e le commissioni da applicare.

Fig. 1 – schema riassuntivo del dropshipping

In sintesi, il marketer (il quale generalmente possiede il sito di e-commerce) effettua la vendita, senza tuttavia avere la disponibilità materiale della merce nel magazzino. Egli, una volta ricevuto l’ordine di acquisto, lo trasmette al dropshipper che prepara e trasferisce il bene all’acquirente (F. J. Sanchez Vellve, S. L. Milla Burgos, «Dropshipping in E-commerce: the Spanish case», in Esic Market Economics and Business Journal, 2018). Il marketer quindi, non deve gestire il magazzino nè occuparsi delle spese di trasporto, ma ha il compito di creare il proprio sito internet, attuare una buona campagna per pubblicizzarlo e ricercare dropshipper affidabili, sebbene non possa avere il completo controllo sul processo di vendita.

Si rileva che già in passato questo modello di vendita era utilizzato nel commercio di beni di rilevanti dimensioni o preziosi, per cui si attestava la necessità di magazzini molto grandi o con particolari caratteristiche (S. Netessine, R. Nills, «Supply Chain Structures on the Internet: Marketing – Operations Coordination under drop-shipping», in  Workink Paper of Whatron School of University of Pennsylvania, 2001; F. Haskel, L. Mulolli, The Role of Drop Shipping in E-Commerce. A Case Study of a Swedish IT & Consumer Electronics E-Trialer, University of Gothenburg, 2017).

Alcuni studiosi hanno evidenziato degli svantaggi sia per l’acquirente che potrebbe vedersi concludere la disponibilità del prodotto presso il fornitore con conseguente dilatazione dei tempi di consegna, sia per lo stesso dropshipper in caso di acquisto frazionato. Infatti non è da escludere che uno stesso cliente utilizzi più siti e-commerce per effettuare l’acquisto di beni nella disponibilità di uno stesso dropshipper, il che produce inevitabilmente un aumento dei costi di trasporto. (T. Randall e altri, «Should you take the virtual fulfillment path?» in Supply Chain Management Review, 2002; F. Haskel, L. Mulolli, The Role of Drop Shipping in E-Commerce. A Case Study of a Swedish IT & Consumer Electronics E-Trialer, University of Gothenburg, 2017).

Inoltre, non pare ben chiara l’attribuzione delle responsabilità in ordine ai vizi sulla cosa. Invero, anche se compete al dropshipper garantire la qualità del prodotto (sul punto si veda un caso simile trattato dal Tribunale di Trento, sez. penale con sentenza del 5 maggio 2012 in cui è stato rilevato che chi attraverso un sito e-commerce pone in vendita un bene senza poi effettuare la consegna o con caratteristiche diverse rispetto a quelle prospettate, risponde non solo civilmente, ma anche penalmente per il reato di truffa ex art. 640 c.p.), il marketer ha comunque il compito di selezionare fornitori affidabili e trasparenti, in quanto il proprio sito internet rappresenta una vetrina di acquisto per il cliente influenzandone le scelte

Sul punto, nel caso L’Oreal vs eBay del 12 luglio 2011, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha ritenuto responsabile il noto sito di e-commerce in quanto attraverso specifici applicativi rimandava i clienti su fornitori che commerciavano marchi e prodotti contraffatti. La stessa Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-454/10 del 17 novembre 2011 ha affermato che «va considerato debitore dell’obbligazione doganale sorta per effetto dell’introduzione irregolare di merci nel territorio doganale dell’Unione europea colui che, pur senza concorrere direttamente all’introduzione, vi abbia partecipato come intermediario ai fini della conclusione di contratti di compravendita relativi alle merci medesime, qualora sapesse o dovesse secondo ragione sapere che tale introduzione sarebbe stata irregolare, circostanza che spetta al giudice del rinvio acclarare».

Dal punto di vista fiscale al dropshipping si applicano le regole previste per l’e-commerce, realizzandosi un rapporto triangolare tra cliente, marketer e dropshipper. Infatti, nel rispetto del principio di neutralità dell’Iva per gli operatori economici, il dropshipper provvederà ad emettere fattura al marketer, che a sua volta emetterà fattura al cliente finale (sul punto si veda la guida pubblicata dalla Camera di Commercio di Torino sul regime fiscale dell’e-commerce e del Dropshipping in particolare).

Stante l’assenza di una specifica disciplina che dia una veste giuridica al modello di vendita analizzato, si ritiene applicabile l’insieme di standard minimi di garanzie definite dalla Direttiva (CE) n. 31 del 2000 sul Commercio elettronico che in Italia è stata recepita con il Decreto Legislativo n. 70 del 2003 (sul punto si osservi l’orientamento seguito da diverse Camere di Commercio in Italia, in particolare quella di Torino).


E’ interessante osservare l’analisi condotta dal giornalista Biagio Simonetta sul Sole 24 Ore nell’articolo “Non solo ecommerce: ecco i business digitali che verranno” del 30 aprile 2021, in cui si pone l’accento sui nuovi modelli commerciali che stanno trovando largo impiego nell’economia digitale degli ultimi anni e che inevitabilmente saranno largamente destinati a trovare impiego negli anni avvenire.

Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione. Spunti di riflessione

L’impiego dell’IA nella vita sociale, lungi dall’essere considerato frutto di una moda è il risultato dei processi di informatizzazione della realtà sociale che si sono avuti con l’inizio del XXI secolo e che ha condotto al miglioramento della qualità dei dati, all’interconnessione delle informazioni custoditi nei big data e allo sviluppo dei sistemi di elaborazione (AA.VV., #Artificialintelligence, in rivista Millionaire, n. 4, 2021, p. 71).

Questo processo ha investito anche l’amministrazione pubblica e finanziaria con il percorso di digitalizzazione iniziato a partire dalle direttive della Commissione europea del 2003 che hanno condotto all’adozione del Codice dell’Amministrazione Digitale il quale ha permesso di ripensare l’attività amministrativa in chiave di e-governement (MARTINEZ F., «La digitalizzazione della pubblica amministrazione», in rivista di diritto dei media medialaws, 2018).

“Le pubbliche amministrazioni nell’organizzare autonomamente la propria attività utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza, efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione nel rispetto dei principi di uguaglianza e di non discriminazione, nonché per l’effettivo riconoscimento dei diritti dei cittadini e delle imprese di cui al presente Codice in conformità agli obiettivi indicati nel Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione”.

Codice dell’Amministrazione Digitale

Il cammino che si è percorso nell’obiettivo di ripensare all’amministrazione in chiave digitale non è stato scevro da difficoltà. Invero, sono stati determinanti alcuni fattori come la mancanza di formazione nei pubblici funzionari ancora ripercossa dal dominio del fascicolo, dell’archivio cartaceo e del formalismo, la molteplicità dei sistemi informativi presenti nei vari livelli amministrativi gravati dalla mancanza di interconnessione, la difficoltà nel rivedere gli standard di sicurezza dei dati archiviati in server sovente ubicati all’esterno dell’amministrazione (sul punto si veda: MARTINEZ F., «La digitalizzazione della pubblica amministrazione» in rivista di diritto dei media medialaws, 2018; PISTELLA F. «Relazione alla commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione» in Atti della Camera dei Deputati, 2017).

Traghettare il percorso già imboccato della digitalizzazione all’era della IA significherebbe concepire una Amministrazione 3.0 attenta alle istanze degli utenti e celere negli snodi che definiscono i tempi procedurali. Tuttavia, questo passaggio pone degli interrogativi legati alla trasparenza nei processi che definiscono le decisioni, ma anche alla responsabilità e al ruolo svolto dall’uomo nell’interazione con la macchina.

Nel Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino del 2018 prodotto dalla Task Force sull’IA dell’Agenzia sull’Italia Digitale e dal Dipartimento della funzione pubblica, viene posto l’accento su alcune sfide principali, precisamente:

  • Garantire la qualità e la neutralità dei dati, definire i contorni in cui si esprime la responsabilità di chi crea l’algoritmo posto alla base del meccanismo di IA e contemperare il diritto alla trasparenza con il rispetto della privacy. Bisogna creare delle logiche che siano esenti da bias (errori) che possano riverberarsi nelle valutazioni che l’IA compie e che potrebbero portare a diseguaglianze.
  • Costruire degli algoritmi efficaci che possano adattarsi alla realtà amministrativa, considerando la mutevolezza dell’ambiente e la varietà degli snodi su cui si svolge in concreto l’esercizio dell’attività della amministrazione pubblica e finanziaria.
  • Formare i cittadini e gli operatori della pubblica amministrazione ad un uso consapevole degli strumenti di IT, aggiornare i sistemi presenti nella p.a. e diminuire il digital divide mediante dei seri interventi infrastrutturali.
  • Analizzare l’impatto della tecnologia nell’amministrazione pubblica e finanziaria, effettuando una completa analisi qualitativa e quantitativa sulle risorse da impiegare e i risultati ottenibili.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza viene prospettato l’impiego dell’IA in alcuni nodi strategici dell’economia, in particolare nei trasporti, nell’impresa, nella scuola, nel business e nella p.a. In questo caso il ruolo dell’IA. viene valutato nella sua dimensione applicativa, capace di semplificare e di migliorare l’analisi dei dati ai fini del celere ed efficace raggiungimento degli obiettivi che vi sono stabiliti.

Il ruolo dell’IA nella p.a. emerge anche dal Programma strategico Intelligenza Artificiale (IA) 2022 – 2024 elaborato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale con il supporto del gruppo di lavoro sulla Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale.

In questo programma emergono ventiquattro politiche che devono essere attenzionate mediante il potenziamento di competenze, la ricerca, l’adozione e l’elaborazione di programmi di sviluppo, al fine di fare dell’Italia un centro sull’IA che sia competitivo a livello globale. Per realizzare questi obiettivi è necessario rafforzare la ricerca e incentivare il trasferimento tecnologico mediante un sistema mirato di investimenti nazionale ed euroei.

“L’uso e l’impatto dell’IA nel settore pubblico deriveranno da un approccio duale, seguendo la logica del “govern IA and govern with IA”. Da un lato, il governo si è impegnato a governare l’IA per attenuarne i potenziali rischi, con particolare riferimento alla salvaguardia dei diritti umani e a un’IA che rispetti i principi etici fondanti della Repubblica. D’altra parte, il governo migliorerà i propri processi interni e le politiche grazie ad un uso responsabile dei dati e della tecnologia IA”.

Programma strategico Intelligenza Artificiale (IA), 2022 – 2024

In ultimo, l’idea dell’applicazione dei meccanismi di IA nel mondo del processo ha condotto all’elaborazione di alcuni progetti tesi ad un modello di giustizia che permetta di addivenire al probabile esito di una sentenza mediante la logica algoritmica. Nel caso di specie, sfruttando la mole di informazioni contenuta negli archivi e nei centri di documentazione si potrebbe addivenire ad una certa “prevedibilità della sentenza” che consentirebbe di deflettere il carico delle corti, permettendo alle parti di ottenere le probabilità di successo o soccombenza in una lite (RUNDO F., DI STALLO A. L., «Giustizia predittiva: algoritmi e deep Learning», in rivista Technology, 2020).

Una Costituzione da vivere. Breviario di valori per gli italiani di ogni età. Libro di Paolo Grossi

“Pensare che tutta la Costituzione sia costretta in un documento cartaceo sarebbe una visione troppo riduttiva. La “Carta” è come la punta affiorante di un continente sommerso dove vivono i valori e si espandono, generando nuovi principi e ordinati e nuovi diritti”.

Paolo Grossi

Il 2 giugno del 1946 gli italiani furono chiamati, per la prima volta a suffragio universale, a scegliere fra monarchia e repubblica. La gran parte di essi scelse la Repubblica e con essa votò anche i membri dell’Assemblea Costituente che avrebbero avuto il compito di realizzare il testo costituzionale dell’Italia che stava tentando di rinascere dalle macerie della seconda guerra mondiale e che sarebbe entrato in vigore il primo gennaio del 1948.

Nel libro “Una costituzione da vivere. Breviario di valori per gli italiani di ogni età” il giurista e presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Grossi, ha sintetizzato le tappe principali del cammino costituzionale, i connotati essenziali che caratterizzano il testo della Costituzione italiana e le differenze rispetto alle dichiarazioni di libertà dei secoli precedenti, nonché i tratti che fanno di essa una carta pensata per essere consegnata agli italiani del domani quale segno di garanzia e patrimonio da comprendere, rispettare e far vivere.

“La Costituzione della Repubblica Italiana non si esaurisce nel testo redatto dai Costituenti; ossia non è solo quella immobilizzata in 139 articoli. Li v’è una scrittura, che è frutto – lo sappiamo – di una lettura sapiente, cui era urgente provvedere per dare stabilità al costruendo edificio repubblicano; ma non è con quella provvidenziale “carta” che si è mummificato la realtà dei valori c0stituzionali sottraendoli alla dinamicità della vita”.

Paolo Grossi

Fra le pagine di questo “breviario”, in cui emerge il dinamismo del pensiero giuridico dell’autore, il lettore può rintracciare l’essenza dei valori che hanno condotto i padri costituenti a tessere la trama dell’attuale ordinamento giuridico. L’obiettivo, infatti, era quello di elaborare una Costituzione che fosse in grado di garantire a tutti gli italiani l’intangibilità dei principi fondamentali che centralizzano la dignità umana e il sostanziale rispetto del principio di eguaglianza formale e sostanziale, ma anche una struttura istituzionale che impedisse forme di arbitrio e di accentramento di potere.

“I Costituenti rappresentavano le migliori energie intellettuali italiane, costrette all’esilio dalla dittatura fascista o da queste perseguitate e soffocate all’interno delle nostre frontiere, finalmente in grado di testimoniare il livello alto della propria statura morale, della propria cultura, della propria professionalità”.

Paolo Grossi

Paolo Grossi mette in risalto il carattere programmatico della Costituzione capace di delineare dei principi che la Repubblica è chiamata continuamente a concretizzare e attualizzare. Non a caso, lo stesso giurista e padre costituente Piero Calamandrei nel suo discorso ai giovani sulla Costituzione ha ricordato che “la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta: lo lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno, in questa macchina, rimetterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere quelle promesse, la propria responsabilità”.


Ha parlato di Paolo Grossi e del libro “Una Costituzione da vivere. Breviario di valori per gli italiani di ogni età” Livio Partiti in un recente podcast – intervista pubblicato sulla rubrica “ascoltare fa pensare” del sito www.ilpostodelleparole.it. L’intervista all’autore è reperibile nel podcast “Paolo Grossi Una Costituzione da vivere”.


TitoloUna Costituzione da vivere. Breviario di valori per gli italiani di ogni età
AutorePaolo Grossi
Data di pubblicazioneOttobre 2018
Casa EditriceMarietti
Pagine74
ISBN9788821110078

Frontex e la tutela dei diritti umani in mare

Il quesito centrale su cui ruota il presente contributo, riguarda il modo con cui l’Agenzia Europea di Guardia Costiera e Frontiera (altrimenti nota come Frontex) si atteggia innanzi ai diritti umani durante il compimento delle attività che le sono assegnate. Infatti, ad essa, sono attribuiti dei compiti di indubbio rilievo sia in materia di sicurezza ai confini esterni all’area Schengen (che realizza mediante delle operazioni di controllo e di pattugliamento) sia nel quadro della ‘politica comune’ in materia di immigrazione prevista nei trattati istitutivi della Unione europea.

Per risolvere il quesito e di fronte alla molteplicità casistica con cui si esplica l’attività di Frontex, ci si sofferma innanzitutto sul coinvolgimento dell’Agenzia nelle attività di SAR disciplinate dalla Convenzione di Amburgo, in cui essa svolge un ruolo preminente, si analizzano i profili problematici legati agli hotspot e alla responsabilità dell’Agenzia e degli operatori Frontex.

Il contributo è stato pubblicato dalla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania nei Fogli di Lavoro di Diritto Internazionale

L’avvento della tecnologia nelle aule giudiziarie: può il destino della giustizia essere affidato ad un algoritmo?

Il contributo suole fornire una panoramica circa l’introduzione dei sistemi di Intelligenza Artificiale (da qui in poi A.I.) nell’ambito della giustizia. In particolare, partendo da alcune riflessioni etiche, si arriva ad un’analisi giurisprudenziale e casistica che concerne la responsabilità e le modalità applicative della logica dell’A.I. spingendo il lettore ad interrogarsi sulla possibile introduzioni di questi sistemi nei processi decisionali del giudice. Invero, un nutrito spazio di riflessione è riservato alla Carta etica europea
sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e negli ambiti connessi
con cui la Commissione europea ha tentato di fornire alcune guide line sulle modalità applicative dell’A.I. alla giustizia, partendo dal presupposto che l’utilizzo di tali strumenti e servizi nei sistemi giudiziari è finalizzato a migliorare l’efficienza e la qualità della giustizia, e dovrebbe essere incoraggiato.

La valutazione della prova mediante l’applicazione del teorema di Bayes

Il matematico britannico Thomas Bayes dalla sintesi del teorema della probabilità composta e del teorema della probabilità assoluta, ha elaborato il teorema della probabilità delle cause, mediante il quale è possibile calcolare con quale probabilità una causa ha fatto scaturire un dato evento. Il contributo analizza la sentenza del G.I.P. del Tribunale di Milano del 18 giugno 2015 in merito alla valutazione della prova mediante l’applicazione dei modelli statistici, nel caso di specie, il teorema di Bayes.

Così deciso: l’evoluzione del danno ingiusto nella responsabilità extracontrattuale e le tragiche vicende della strage di Superga e la morte del giocatore Luigi Meroni

In questo podcast viene posta luce sul concetto di danno ingiusto nella responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c. che è stata caratterizzata da due eventi che hanno segnato la storia del calcio italiano, ovvero, la strage di Superga e la tragica scomparsa del giocatore Luigi Meroni. Infatti, le vicende processuali che nascono da questi accadimenti, evidenziano l’evoluzione del concetto di danno ingiusto che un tempo era legato alla sola lesione dei diritti soggettivi assoluti e che venne esteso sino a ricomprendere anche i diritti soggettivi relativi.