Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione. Spunti di riflessione

L’impiego dell’IA nella vita sociale, lungi dall’essere considerato frutto di una moda è il risultato dei processi di informatizzazione della realtà sociale che si sono avuti con l’inizio del XXI secolo e che ha condotto al miglioramento della qualità dei dati, all’interconnessione delle informazioni custoditi nei big data e allo sviluppo dei sistemi di elaborazione (AA.VV., #Artificialintelligence, in rivista Millionaire, n. 4, 2021, p. 71).

Questo processo ha investito anche l’amministrazione pubblica e finanziaria con il percorso di digitalizzazione iniziato a partire dalle direttive della Commissione europea del 2003 che hanno condotto all’adozione del Codice dell’Amministrazione Digitale il quale ha permesso di ripensare l’attività amministrativa in chiave di e-governement (MARTINEZ F., «La digitalizzazione della pubblica amministrazione», in rivista di diritto dei media medialaws, 2018).

“Le pubbliche amministrazioni nell’organizzare autonomamente la propria attività utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza, efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione nel rispetto dei principi di uguaglianza e di non discriminazione, nonché per l’effettivo riconoscimento dei diritti dei cittadini e delle imprese di cui al presente Codice in conformità agli obiettivi indicati nel Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione”.

Codice dell’Amministrazione Digitale

Il cammino che si è percorso nell’obiettivo di ripensare all’amministrazione in chiave digitale non è stato scevro da difficoltà. Invero, sono stati determinanti alcuni fattori come la mancanza di formazione nei pubblici funzionari ancora ripercossa dal dominio del fascicolo, dell’archivio cartaceo e del formalismo, la molteplicità dei sistemi informativi presenti nei vari livelli amministrativi gravati dalla mancanza di interconnessione, la difficoltà nel rivedere gli standard di sicurezza dei dati archiviati in server sovente ubicati all’esterno dell’amministrazione (sul punto si veda: MARTINEZ F., «La digitalizzazione della pubblica amministrazione» in rivista di diritto dei media medialaws, 2018; PISTELLA F. «Relazione alla commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni e sugli investimenti complessivi riguardanti il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione» in Atti della Camera dei Deputati, 2017).

Traghettare il percorso già imboccato della digitalizzazione all’era della IA significherebbe concepire una Amministrazione 3.0 attenta alle istanze degli utenti e celere negli snodi che definiscono i tempi procedurali. Tuttavia, questo passaggio pone degli interrogativi legati alla trasparenza nei processi che definiscono le decisioni, ma anche alla responsabilità e al ruolo svolto dall’uomo nell’interazione con la macchina.

Nel Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino del 2018 prodotto dalla Task Force sull’IA dell’Agenzia sull’Italia Digitale e dal Dipartimento della funzione pubblica, viene posto l’accento su alcune sfide principali, precisamente:

  • Garantire la qualità e la neutralità dei dati, definire i contorni in cui si esprime la responsabilità di chi crea l’algoritmo posto alla base del meccanismo di IA e contemperare il diritto alla trasparenza con il rispetto della privacy. Bisogna creare delle logiche che siano esenti da bias (errori) che possano riverberarsi nelle valutazioni che l’IA compie e che potrebbero portare a diseguaglianze.
  • Costruire degli algoritmi efficaci che possano adattarsi alla realtà amministrativa, considerando la mutevolezza dell’ambiente e la varietà degli snodi su cui si svolge in concreto l’esercizio dell’attività della amministrazione pubblica e finanziaria.
  • Formare i cittadini e gli operatori della pubblica amministrazione ad un uso consapevole degli strumenti di IT, aggiornare i sistemi presenti nella p.a. e diminuire il digital divide mediante dei seri interventi infrastrutturali.
  • Analizzare l’impatto della tecnologia nell’amministrazione pubblica e finanziaria, effettuando una completa analisi qualitativa e quantitativa sulle risorse da impiegare e i risultati ottenibili.

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza viene prospettato l’impiego dell’IA in alcuni nodi strategici dell’economia, in particolare nei trasporti, nell’impresa, nella scuola, nel business e nella p.a. In questo caso il ruolo dell’IA. viene valutato nella sua dimensione applicativa, capace di semplificare e di migliorare l’analisi dei dati ai fini del celere ed efficace raggiungimento degli obiettivi che vi sono stabiliti.

Il ruolo dell’IA nella p.a. emerge anche dal Programma strategico Intelligenza Artificiale (IA) 2022 – 2024 elaborato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale con il supporto del gruppo di lavoro sulla Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale.

In questo programma emergono ventiquattro politiche che devono essere attenzionate mediante il potenziamento di competenze, la ricerca, l’adozione e l’elaborazione di programmi di sviluppo, al fine di fare dell’Italia un centro sull’IA che sia competitivo a livello globale. Per realizzare questi obiettivi è necessario rafforzare la ricerca e incentivare il trasferimento tecnologico mediante un sistema mirato di investimenti nazionale ed euroei.

“L’uso e l’impatto dell’IA nel settore pubblico deriveranno da un approccio duale, seguendo la logica del “govern IA and govern with IA”. Da un lato, il governo si è impegnato a governare l’IA per attenuarne i potenziali rischi, con particolare riferimento alla salvaguardia dei diritti umani e a un’IA che rispetti i principi etici fondanti della Repubblica. D’altra parte, il governo migliorerà i propri processi interni e le politiche grazie ad un uso responsabile dei dati e della tecnologia IA”.

Programma strategico Intelligenza Artificiale (IA), 2022 – 2024

In ultimo, l’idea dell’applicazione dei meccanismi di IA nel mondo del processo ha condotto all’elaborazione di alcuni progetti tesi ad un modello di giustizia che permetta di addivenire al probabile esito di una sentenza mediante la logica algoritmica. Nel caso di specie, sfruttando la mole di informazioni contenuta negli archivi e nei centri di documentazione si potrebbe addivenire ad una certa “prevedibilità della sentenza” che consentirebbe di deflettere il carico delle corti, permettendo alle parti di ottenere le probabilità di successo o soccombenza in una lite (RUNDO F., DI STALLO A. L., «Giustizia predittiva: algoritmi e deep Learning», in rivista Technology, 2020).